di Ezio Cardea Qualche giorno fa, e precisamente il 17/2 u.s.,  è apparsa sul sito Fibs una intervista di Maurizio Caldarelli al Vice Presidente Federale Totoni Sanna  e non ho potuto fare a meno di collegare una riflessione dell'intervistato con altra di diverso tenore fatta dal Responsabile della Comunicazione della Fibs Riccardo Schiroli. Poco importa se si riferiscono una al softball e l'altra al baseball, perché il problema è comune ad entrambe le discipline.
Mi riferisco in particolare alla seguente affermazione di Sanna: "Certamente una massima serie a 9 squadre non ci fa felici, ma è la dimostrazione che dobbiamo allargare una base troppo stretta".
Ricorderete che, rispondendo ad un mio intervento su Tuttobaseball, Riccardo Schiroli, dopo aver argomentato l'impossibilità attuale di fare un campionato con più di 8 squadre (e su questo sono d'accordo perché l'impostazione a girone unico non  lo consente) ha testualmente detto: ".... non mi sembra una tragedia" .... "Se si da un'occhiata in giro per il mondo, togliendo la MLB, i campionati raramente eccedono le 8 squadre e, quando lo fanno (per questione delle grandi distanze) è perché sono articolati su gironi (spesso composti da 6 squadre) e fasi di intergirone". Infine ha concluso: "Più che a fare nuovi proseliti, il baseball italiano dovrebbe puntare ad ottenere il massimo del riscontro nelle aree storiche".
In altri termini Schiroli sembra rassegnato e comunque confortato dal panorama estero (varrebbe la pena soffermarsi su questo argomento per un'analisi più approfondita) e, coerentemente, più che spendere energie per cercare nuovi proseliti, ritiene utile sviluppare ulteriormente il territorio già conquistato.
Sanna in effetti non fa una tragedia per un campionato a 9, ma non è neppure felice. Evidentemente lo avrebbe soddisfatto di più un campionato a 10 o 12 piuttosto che a 8,  altrimenti non avrebbe senso la sua sottolineatura della necessità di allargare una base "troppo stretta".
Nella direzione del pensiero di Sanna si era già espresso il Presidente Fraccari che, in occasione della polemica sull'allargamento a 20 squadre della Serie A Federale, aveva detto: "Non è da ieri che il territorio nazionale va dalle Alpi alla Sicilia. Quindi questo atteggiamento, frutto solamente di interessi personali e di un ragionamento utilitaristico, privo di ogni visione futura di sviluppo, non è assolutamente condivisibile, né tantomeno giustificabile". Cioè, il baseball non può rimanere circoscritto e sviluppato solo dove si è già radicato.
Non che il Presidente ed il Vicepresidente Federale abbiano bisogno del conforto del mio parere, tuttavia torno a sostenere la loro tesi perché, come ho detto in precedenti interventi, è la razionale analisi del passato (non la nostalgia!) a dimostrarci che il baseball si è notevolmente sviluppato solo dopo essere stato "stanato" dalla sua originaria area storica  costituita dalle piazze di Nettuno-Roma, Milano, Bologna e Torino.
Ora è giunto il momento di "stanarlo" dalla nuova area (che chiamerei "di massimo radicamento" per non usurpare l'aggettivo "storico", più appropriato alle piazze menzionate) costituita essenzialmente dall'Emilia/Romagna. Ma non si deve ripetere l'errore di allora  costato  la perdita di Roma, Milano e Torino: il terreno conquistato va sempre difeso e "coltivato" se non si vuole  perdere un patrimonio frutto di decenni di lavoro.
Pertanto, quando Schiroli  dice che bisogna puntare al massimo riscontro nelle aree in cui il baseball si è radicato, non possiamo non  essere fortemente d'accordo con lui;  e fa benissimo a stigmatizzare sull'inadeguato impegno di certi dirigenti  quasi che il  loro mondo sia limitato alla sola squadra di punta ed ai suoi successi, preoccupandosi poco di giovani, pubblico e "media"  perfino quando c'è la Rai con le sue "impietose" carrellate sugli spalti.
Sono evidentemente due  concezioni diverse che tuttavia non devono essere lette in  chiave di contrapposizione perché tutte e due  meritano un attento esame: infatti è indispensabile agire sia sulla crescita del bacino d'"utenza" sia sul migliore sfruttamento delle zone con un consolidato radicamento.  Personalmente darei più enfasi alla crescita, ma non sottovaluterei per niente l'osservazione di Schiroli.
Quanto all'aumento del numero di squadre del campionato di punta, se dovessimo attendere i frutti della campagna di espansione dell'attività, dovremmo aspettare decenni. E nemmeno il suggerimento di Schiroli accorcerebbe i tempi.
Eppure si tratta di esigenza primaria: in primo luogo per dare veramente senso alla prima lettera della sigla "IBL" che sta per "Italian";  e poi perché  più si allarga il  fascio di luce irradiato dall' "IBL" che  dovrebbe avvantaggiare tutto il movimento, maggiori sono i  benefici. L'IBL, efficacemente soprannominata "locomotiva", eserciterebbe in modo più forte il suo ruolo di traino quanto più ampio e visibile è il suo giro che da troppo tempo tocca poche stazioni, nella gran parte concentrate in una sola regione. E soprattutto ne salta le più importanti. Il Campionato di Serie A Federale, più ampio e ramificato, è già un consistente strumento divulgativo ma, senza nulla togliere ad esso, non può avere la forza trainante dell'IBL soprattutto se entrassero a farne parte  almeno due o tre  città importanti: allargato quel giro, ora troppo angusto, e arricchito di piazze come Roma, Milano e Torino, si raggiungerebbe anche lo scopo di  riconquistare spazi da troppo tempo negatici dalla stampa a tiratura nazionale, soprattutto quella sportiva.
Troppo difficile arrivare  in breve tempo a quell'obiettivo? Si, se rimaniamo vincolati ad un campionato tradizionale a girone unico.  No, se il campionato viene impostato diversamente, ma con tutti gli accorgimenti necessari ad evitare l'abbassamento del livello tecnico.
Capisco quanto sia ostico per molti questo discorso che presuppone il disancoramento da un tabù ereditato dallo sport nazionale italiano per eccellenza e cioè il football. Anche se non lo confessiamo, davanti agli occhi abbiamo questa icona del football dalla quale inconsapevolmente siamo condizionati: lo sport nazionale più importante ha il massimo campionato a girone unico e riserva i gironi alle serie secondarie, dalla cadetta in giù. L'inconsapevole deduzione è che se accettiamo il principio dei gironi nella prima serie, automaticamente ci declassiamo.
Tuttavia, nonostante questa inconfessata ritrosia, un certo rigetto verso l'attuale impostazione ed una certa voglia di cambiare  si sono già da tempo manifestate attraverso l'introduzione dei play off, cosa attuata anche da altre discipline ma ignorata dal football.  Si tratterebbe di fare un altro passo in avanti  ....  Sono convinto che più ci differenzieremo dal football e dai suoi cantori ...
Ora incombe il campionato e bisognerà parlare del baseball giocato e, a dispetto di Zazzeroni e Sansonetti, noi ci divertiremo moltissimo a vederlo e a commentarlo!
 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 14 Marzo 2010 18:38 )